EDITORIALE
“Mi piace entrare in contesti in cui ho paura. La paura è il segno che sto andando nella direzione giusta.” Sono parole di April Greiman (New York 1948), protagonista della storia della grafica contemporanea, con un ruolo fondamentale nel passaggio dal mondo analogico al digitale tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta. Lei è stata la prima a utilizzare il computer per fare arte, preferendo alla definizione di graphic designer quella molto più espansa di transmedia artist. Viene considerata da molti critici la fuoriclasse del Post-modernismo, la regina della New Wave tipografica, il cui lavoro è stato definito dal Los Angeles Times “un esperimento di creazione di un immaginario ibrido”. In un’epoca come quella che viviamo, in cui fluidità e ibridazione sono concetti diffusi e compresi, parlare di un’estetica come questa sembrerebbe normale, la straordinarietà sta nel fatto che la Greiman la metteva in atto già negli anni Ottanta! Nel 1982 va a insegnare al California Institute of Arts, dove cambia il nome del corso di Graphic Design in Visual Communications, e del resto il suo metodo prevedeva l’uso massiccio di mixed media, ibridazioni e nuovi linguaggi per comunicare. Nel 1986 pubblica per la rivista Design Quarterly un oggetto cartografico dal titolo Does it make sense? che descrive come “un magazine, che è un poster, che è un oggetto, che è semplicemente folle!” Nonostante il suo lavoro sia legato soprattutto al mondo della pubblicità, la sua importanza sta nell’essere un esempio di come è possibile allargare i propri orizzonti di riferimento: Greiman ha creato interconnessioni tra architettura, design e arte, ha instaurato un rapporto dialogico tra uomo e macchina in cui l’arte viene generata da un uso congiunto di pensiero creativo, esecuzione manuale e intermediazione tecnica. Ha di certo avuto paura, ma la direzione era davvero quella giusta.
In questa centotrentaduesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata ai progetti e alle istituzioni culturali di cui siamo portavoce, nella parte dedicata ai RACCONTI trovate la ex giornalista di D - La Repubblica, Elisabetta Muritti, con un testo dedicato alla mostra Caos Calmo organizzata dalla Collezione Giuseppe Iannaccone di Milano; le parole della contadina Miriam Corongiu per l’artista Teresa Antignani, le cui opere sono esposte nella 31° edizione di Miniartextil a Como, manifestazione dedicata alla Fiber Art internazionale; e infine Micaela Flenda, curatrice indipendente e docente presso NABA - Milano, con un racconto dedicato alla mostra Andrea Bowers. Moving in Space without Asking Permission, quarta edizione di Furla Series presentata da Fondazione Furla alla GAM di Milano. Nella sezione dedicata ai VIDEO trovate un breve intervento di Francesco Parisi, curatore della mostra Nuove Tendenze. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci, in corso a Lucca alla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, e un servizio realizzato dalla casa di produzione 3D per il programma ARTBOX su La 7 dedicato alla mostra di Francesco Simeti come un limone lunare, in corso negli spazi di XNL a Piacenza. Tra gli EXTRA, un anticipo della settima edizione di PHOTOVOGUE FESTIVAL, primo festival di fotografia di moda consapevole a cura di Alessia Glaviano e Francesca Marani; OPENING THE PILL. A performative symposium di Museion, tre giorni di appuntamenti per approfondire il concetto di dipendenza in occasione della mostra Kingdom of the Ill; e infine la nuova mostra MAURO BOLOGNINI. UN NOUVEAU REGARD – Il cinema, il teatro e le arti, dedicata da Pistoia Musei alla figura del grande regista italiano. Concludono il numero ben due BONUS TRACK: il primo dedicato alle prime due puntate di Il Plurale di Civiltà, il podcast sul Museo delle Civiltà ospitato su tutte le piattaforme audio e sul sito di Sky Arte; il secondo con la nuova puntata di Radio GAMeC 30, dedicata questa volta al 1997 con ospite l’artista e accademica Linda Chiu-han Lai.
Buona lettura! Lo staff di Lara Facco P&C #TeamLara
Vi ricordiamo che l’archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com
TELESCOPE. Racconti da lontano Ideato e diretto da Lara Facco Editoriale e testi a cura di Annalisa Inzana Ricerca ed editing Camilla Capponi, Alberto Fabbiano, Martina Fornasaro, Marta Pedroli, Marianita Santarossa, Claudia Santrolli, Denise Solenghi, Carlotta Verrone, Margherita Villani con la collaborazione di Margherita Animelli, Nicolò Fiammetti, Margherita Mearini, Federica Soncini e Alessandro Ulleri.
domenica 13 novembre 2022
RACCONTI
Cadere e rialzarsi. La mostra Caos Calmo alla Collezione Iannaccone, di Elisabetta Muritti
Si è arrivati all’ottava edizione di IN PRATICA, progetto ospitato e “sprigionato” dalla ricchissima collezione di Giuseppe Iannaccone, il noto avvocato, titolare dello Studio Iannaccone e Associati, che a Milano vive e lavora, ma soprattutto acquista (compulsivamente, gioiosamente), usa (per mostre ed esposizioni) e ama (d’amore purissimo) opere d’arte nazionale (soprattutto prodotta tra le due guerre) e internazionale contemporanea. Tuttavia, vale sempre la pena di sottolinearne il titolo (allude alla pratica forense del giovane giurista con un dominus). Di ribadirne le regole d’ingaggio, riservato agli artisti italiani emergenti, già di per sé disorientati, svenduti e penalizzati, e per di più qui selezionati tra chi non è ancora rappresentato da una galleria. E di ricordarne quello che finora è stato l’intendimento principale: il confronto con i grandi maestri del contemporaneo. Se non che quest’anno è stata introdotta una precisazione nella precisazione: sarà stata la predilezione di Iannaccone per l’arte italiana degli anni Trenta, o magari saranno stati i venti di guerra, censura e di crisi che, a distanza di grossomodo un secolo, ci stanno rendendo vicinissimi pittori e scultori di quell’epoca, fatto sta che la mostra che si è dipanata (intitolata Caos Calmo, fino al 25 novembre, www.collezionegiuseppeiannaccone.it) ha prima richiesto un complesso faccia-a-faccia tra due “meglio gioventù” separate da parecchi decenni. Da un lato Aronne Pleuteri, 21 anni, brianzolo di Erba, e Chiara Di Luca, un anno di più, milanese; e dall’altro, invece, la Scuola Romana di via Cavour con uno Scipione del tutto cosciente della sua prossima fine, il Sassu, immenso, rifiutato dal Premio Bergamo per poca ortodossia, il Pirandello della Siesta rustica, Badodi con il suo circo dai colori elettrici, gli Arlecchini senza più forze di Birolli… E com’è andata? Come hanno reagito alla sollecitazione i due Zoomers? «Sono stati e sono entusiasti. Aronne conosceva già la collezione, Chiara se ne è innamorata poi», risponde Daniele Fenaroli, curatore della Collezione Iannaccone e co-curatore, con Gloria Vergani, di questo episodio di Caos Calmo. Fenaroli, a cui è caro il titolo di un’opera di Maurizio Nannucci, All Art Has Been Contemporay, racconta di uno mutuo scambio che ha dato vita a due percorsi. Chiara Di Luca ha preso in prestito il mito di Persefone, il suo sprofondare agli inferi per poter poi riemergere nella primavera, declinandolo autobiograficamente, sia in chiave femminile, sia in una dimensione esistenziale/generazionale. Aronne Pleuteri è invece partito dal Nietzsche di Così parlò Zarathustra, agganciando così l’ineludibile necessità, dentro ciascuno di noi, di uno scontro con la dura realtà dei fatti. «Da un lato autoritratti, il dialogo con opere come le Amazzoni di Italo Valenti e il Gineceo di Renato Birolli, le chine su carta che indagano la discesa oltre il limite dell’erba e della terra, i sei chicchi di melagrana mangiati da Persefone-Kore. Dall’altro il nano-talpa nietzschiano, lo Spirito della Gravità, la buccia di banana che ci fa aprire gli occhi dopo la caduta, la “gioiosa disillusione” (così la definisce proprio Pleuteri, ndr) di tenerissimi uccellini azzurri di argilla usciti assai malconci dopo essere stati gettati giù da una finestra». Per entrambi, e per tutti i grandi maestri della collezione che li hanno ispirati e/o turbati, forse vale il grande monito che ci lascia ogni periodo storico controverso, fatto apposta, sembrerebbe, per scaraventarci nel limbo o per spaventarci fino quasi alla risata salvifica: dissentire, trovare altri punti di vista, rimescolare soluzioni e problemi, cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi…
Crediti: In Pratica 8. Caos Calmo. Chiara Di Luca e Aronne Pleuteri Installation view, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano, 2022. Ph. Studio Vandrash
ALBANOVA, un testo di Miriam Corongiu per Teresa Antignani
Nella terra in cui a Giordano Bruno fu inchiodata la lingua e se ne bruciò il corpo nudo, la verità ancora non può essere pronunciata. Non può esser detto, né creduto, che la natura non ci appartiene, né che le teorie intorno ad un unico Demiurgo (maschile, singolare) sono emanazioni della mania di controllo di un’umanità̀ votata all’autodistruzione. Una contadina come me sa, mentre lavora e assapora il fango, che non c’è equilibrio, perfezione o gerarchia negli infiniti mondi dell’esistenza. C’è solo l’incessante movimento magmatico di vite in relazione, nessuna delle quali è sbagliata, ciascuna delle quali ha diritto a essere ciò che è. So anche, da donna rurale in Terra dei Fuochi, che i campi generosi e i dispettosi fiori di cardo mariano hanno ceduto il passo alle muraglie ferrose di un potere declinato al maschile e aggressivamente tradotto in discariche, inceneritori, in centrali elettriche. In roghi. Qui i roghi non sono mai stati, però, solo pire di rifiuti tossici arsi dalla criminalità a basso costo e voluti da quella dei grandi affari o il fuoco senza possibilità di redenzione e purificazione sul quale abbiamo disarticolato in cenere la verità di Bruno e delle streghe. Sono e saranno sempre il luogo dell’anima in cui brigantesse, artiste, dee, contadine trovano il coraggio di preferire una “morte animosa a una vita imbelle” nel tentativo (in)cosciente di liberare e di liberarsi. Nel martirio quotidiano che le donne in particolare subiscono nei territori devastati, è quel fuoco a bruciare potente. Attraversa i colori dell’alba “dalle dita di rosa”, un’alba nuova, seducente, dinamicamente posizionata nella resistenza senza tempo al dominio del Nulla. E non conosce tramonto. Mozza la testa dei mostri in agguato perenne, imbraccia le armi delle parole, oppone corpi straziati, menti vilipese. Anima le radici profonde degli alberi sventrati dall’Uomo (ancora una volta maschile, singolare), accresce la vita nella sua disorganicità. Si pone come necessità. Non siamo le prime, non saremo le ultime. Non è una minaccia, non è un epitaffio. Prima o poi, si pagherà quel potere “sporco e brutto”. E noi che portiamo il peso di anni di lotte per la nostra terra, noi che non abbiamo paura, dimostreremo che non potete certo avere tutto.
Crediti: Teresa Antignani, Albanova, 2022. Installation view at ROSA ALCHEMICO. 31. MINIARTEXTIL COMO, Villa Olmo, Como. Credits T-Space Studio / ROSA ALCHEMICO. 31. MINIARTEXTIL COMO. Installation view at Villa Olmo. Credits T-Space Studio / Marinella Senatore, Protest forms: memory and celebrations, 2019-2020. Installation view at ROSA ALCHEMICO. 31. MINIARTEXTIL COMO, Villa Olmo, Como. Credits T-Space Studio / Ruben Montini, A moral duty, 2021-2022 e Amori di serie B, 2021-2022. Installation view at ROSA ALCHEMICO. 31. MINIARTEXTIL COMO, Villa Olmo, Como. Credits T-Space Studio
Noi donne che non siamo uguali, di Micaela Flenda
Cos’è donna è una frase che non si può concludere mai. Voci, parole, azioni, gesti, emozioni, battaglie, iniziative diverse. Chi siamo noi? Noi donne che non siamo uguali. Noi donne che siamo tante e siamo diverse e non vogliamo essere uguali. Così diceva Adrienne Rich in Notes toward a Politics of Location (1984). Percorrendo la mostra di Andrea Bowers Moving in Space without Asking Permission, ci si domanda chi è questo noi di cui parla il femminismo, per scoprire quanto sia riduttivo cercare una risposta universale. La risposta deve essere necessariamente ricollocata in un contesto culturale, sociale, politico e geografico di riferimento specifico, quello che Adrienne Rich definiva come politics of location. Bowers ci invita a riflettere sul rapporto tra spazio e corpo femminile, ponendo la necessaria attenzione sulle questioni fondamentali che costituiscono il nucleo politico dell’attivismo femminista: autonomia corporea, libertà, lotta per la parità di genere, emancipazione della donna, riconoscimento dei diritti dei lavoratori, giustizia dei migranti, e giustizia climatica. Il concetto universale e univoco di donna non può esistere ma esistono diverse condizioni di essere donne e in questa prospettiva l’intersezionalità dell’artista gioca un ruolo chiave. A livello meta, le opere di Bowers raccolgono rappresentazioni canoniche e tradizionali della cultura occidentale per svelarne il contenuto patriarcale. Oggetti, mezzi espressivi e narrazioni si trasformano continuamente e, attraverso linguaggi diversi, le installazioni portano alla luce nuove significazioni metaforiche del cambiamento degli stereotipi di genere in una prospettiva femminista. Così centinaia di nastri colorati appesi nella stanza di Political Ribbons (2022) ci esortano a partecipare collettivamente alle lotte contro la discriminazione, mentre la collezione di 153 ventagli dell’installazione Feminist Fans (2022), storicamente considerati simbolo di vanità, diventano strumenti di slogan politico e armi di difesa. Il percorso espositivo gioca continuamente sui due poli di ricerca di valori universali da una parte, e collocazione italiana dall’altra, sollevando una riflessione anche storica sul femminismo come movimento globale. L’ultima sala diventa rappresentazione emblematica di una genealogia femminile italiana in cui l’artista riconosce la specificità del luogo storico nel quale gli archivi sono collocati, sottolineando nuovamente che le lotte femministe non sono il risultato di un movimento monolitico, ma sono forme complesse che si intrecciano, si interconnettono, si separano, si evolvono. Il rapporto tra valori universali e transnazionali di un femminismo condivisibile a livello globale, di volta in volta è situato e contestualizzato nel territorio in cui l’artista si trova ad operare, permettendo significazioni di immaginari e mitologie appartenenti a specifici contesti culturali in chiave femminista. La metodologia e la ricerca di Bowers inseriscono tanto il personale quanto l’arte nel politico. La sfida dell’arte oggi è proprio questa partecipazione al cambiamento, all’attivismo, alla possibilità del riconoscimento delle differenze. Rifuggire questa sfida non è possibile. Per citare la stessa Bowers, "art is insanely political e nothing is neutral."
Crediti: Furla Series - Andrea Bowers. Moving in Space Without Asking Permission, 2022. Installation view of the exhibition promoted by Fondazione Furla and GAM –Galleria d’Arte Moderna, Milan. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla VIDEO
Nuove tendenze italiane
All’inizio del Novecento in Italia non c’erano soltanto i Futuristi, ma molti altri artisti che sentivano forte l’urgenza di sperimentare nuovi linguaggi e cercare nuove strade per raccontare la complessa realtà contemporanea. Tra questi anche Leonardo Dudreville, pittore che attraversa quegli anni passando dal Divisionismo a Novecento di Margherita Sarfatti con esperienze anche in gruppi di fronda e movimenti coevi al gruppo di Marinetti. Racconta la sua storia la mostra in corso alla Fondazione Ragghianti a Lucca, Nuove Tendenze. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci di cui, in questo video, il curatore Francesco Parisi ci fa una breve introduzione.
Crediti immagine: Nuove Tendenze. Leonardo Dudreville and the avant-garde in the 1910s. Installation view at Complesso monumentale di San Micheletto, Fondazione Ragghianti, 2022. Ph. Beatrice Speranza. Courtesy Fondazione Ragghianti Crediti video: Victor Valobonsi Una immensa macchina scenica
Se si effettua una ricerca su internet usando la parola chiave "natura", il risultato saranno immagini fortemente post-prodotte, patinate, artificiali, che nella nostra immaginazione stanno a tutti gli effetti sostituendo l'esperienza reale della Natura. Ci racconta questo Francesco Simeti nel servizio realizzato per il programma ARTBOX di La 7, che presenta come un limone lunare, la sua mostra personale a cura di Paola Nicolin negli spazi di XNL a Piacenza. Un lavoro che parla di natura, di crisi ambientale, di politica e critica sociale in un modo delicato, a volte indiretto, ma non per questo meno efficace; le sue immagini, infatti, capaci di attirare l'attenzione del pubblico, lo conducono poi, dolcemente, a prendere atto di molte delle contraddizioni della società contemporanea.
Crediti immagine: Francesco Simeti. Installation view come un limone lunare, 2022 - XNL Piacenza. Ph: Daniele Signaroldi. Courtesy XNL Piacenza Crediti video: Servizio tratto dal programma ARTBOX, in onda su La7 EXTRA
Che cosa direbbe Susan Sontag?
Dal 17 al 20 novembre negli spazi di BASE Milano torna PHOTOVOGUE Festival 2022, la settima edizione del festival di fotografia di moda consapevole a cura di Alessia Glaviano e Francesca Marani. Dedicato agli elementi in comune tra etica ed estetica, il festival presenta in questa edizione sei mostre con più di 150 artisti da tutto il mondo e un ricco programma di eventi tra esposizioni nelle principali gallerie d'arte della città, conversazioni e panel digitali sulla piattaforma PhotoVogue. Una Lectio Magistralis a cura di Alfredo Jaar che aprirà il Festival mercoledì 16 novembre e poi David Rieff, Fred Ritchin, Yashica Olden, Yelena Yemchuk, Aïda Muluneh, Roe Ethridge, Misan Harriman, Emanuele Coccia, Gabriele Galimberti e Maria Luisa Frisa tra i tanti ospiti internazionali, per una manifestazione che quest'anno parte dalle riflessioni della critica americana Susan Sontag, si interroga su quella che Alessia Glaviano, Head of Global PhotoVogue e Direttrice del Festival, ha definito la Contraddizione della Sovraesposizione, ossia su come l'ubiquità delle immagini plasmi la nostra sensibilità.
Se la salute mentale fosse una tecnologia
Tre giorni di appuntamenti, dal 17 al 19 novembre a Museion Bolzano, per approfondire il concetto di "dipendenza" nel panorama della salute mentale: è OPENING THE PILL. A performative symposium il nuovo appuntamento proposto da MUSEION Art Club, incubatore culturale per l'incremento della cultura contemporanea in Alto Adige. Gli appuntamenti parte del programma – vincitore del PAC Piano per l'Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura – sono stati sviluppati nell'ambito di un progetto di ricerca del Gruppo Content composto da Frida Carazzato, Giulia Cordin, Brita Köhler, Flavio Pintarelli e Michael Scerbo, ed esplorano il concetto di salute mentale come se si trattasse di tecnologia, i cui apparati producono le definizioni malato e malata, sano e sana, dipendente, sobrio e sobria in una costante negoziazione tra corpo e macchina, organico e artificiale, naturale e sintetico. La pillola che dà il titolo al programma è il punto di partenza: "Opening The Pill, Aprire La Pillola" significa familiarizzare con le tecnologie che ci modificano, scoprire le nostre relazioni con la tecnologia che siamo.
Uno sguardo nuovo
Dal 10 novembre negli spazi di Palazzo Buontalenti e dell'Antico Palazzo dei Vescovi Pistoia Musei presenta la mostra MAURO BOLOGNINI | UN NOUVEAU REGARD. Il cinema, il teatro e le arti a cura di Andrea Baldinotti, Vincenzo Farinella, Monica Preti e Luca Scarlini. Circa 200 tra manifesti, bozzetti, costumi, dipinti, fotografie e materiali di scena raccontano, a cento anni dalla nascita, uno dei protagonisti indiscussi del cinema, dell'opera e del teatro italiani, che ha reso famosi artisti come Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Jean-Paul Belmondo e Catherine Deneuve. Pistoiese di nascita ma cittadino del mondo, regista di fama internazionale, Mauro Bolognini è una pietra miliare del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta: questa mostra ha il duplice intento di riconsiderare in modo complessivo la sua opera e di espandere alla dimensione europea la ricerca sul suo lavoro, su una espressione affinata in giovinezza, all'ombra del cinema francese.
Crediti: Installation view della mostra MAURO BOLOGNINI. UN NOUVEAU REGARD. Il cinema, il teatro e le arti, 2022, Pistoia. Courtesy Pistoia Musei. © photo Ela Bialkowska, OKNOstudio BONUS TRACK
BONUS TRACK 01 – Il plurale di civiltà
Un podcast sul Museo delle Civiltà di Roma – realizzato da TIWI in collaborazione con Lara Facco per il Ministero della Cultura – che racconta la contemporaneità a partire dalla storia del Museo e delle collezioni che custodisce: quattro puntate in cui il giornalista e divulgatore culturale Nicolas Ballario, affiancato dal Direttore del Museo delle Civiltà Andrea Viliani e accompagnato, in ogni episodio, da altri professionisti del Museo, parlerà delle ragioni per cui ogni museo è un organismo vivente e in cambiamento costante, e come questo processo esca dal museo per coinvolgere il nostro sguardo e la nostra conoscenza del mondo. Scritto da Maria Teresa Grillo e Nicolas Ballario, registrato da Roberto Colella e mixato da Francesco Rabaglia, da mercoledì 9 novembre è disponibile con le sue prime due puntate, sul sito di Sky Arte e sulle principali piattaforme gratuite di streaming: nella prima puntata il Direttore del Museo, Andrea Viliani, racconta la storia istituzionale e ci invita a visitare la sede del Museo, identificandolo come il fulcro di una possibile rete di istituzioni volte alla conservazione e valorizzazione del patrimonio demo-etno-antropologico nazionale. Nel secondo, la Curatrice delle collezioni asiatiche dell’ex Museo Pigorini e Coordinatrice delle collezioni americane e oceaniane del Museo, Loretta Paderni ci accompagna fra le narrazioni di reperti e manufatti conservati in queste collezioni.
BONUS TRACK 02 - RADIO GAMEC 30 #17, 1997
Nel 1997 nascono i Millennials e la Generazione Z. È un anno che ci prepara al cambio di secolo e di millennio, e si apre con il ritorno di Arafat ad Hebron dopo trent'anni mentre Bill Clinton inizia il suo secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti. In Inghilterra Tony Blair diventa Primo Ministro, Mohammad Khatami è il primo presidente riformista dell'Iran, in Algeria una brutale guerra civile vede truppe armate islamiche tentare di prendere il potere massacrando la popolazione. Ma è anche l'anno in cui si stipula il primo accordo multilaterale per eliminare un'intera categoria di armi di distruzione di massa e in cui viene adottato il protocollo di Kyoto da 150 paesi per contrastare il global warming. Il 1997 è un anno di importanti progressi scientifici: dopo la clonazione della pecora Dolly, assistiamo alla sconfitta del campione di scacchi Kasparov da parte di un'intelligenza artificiale, al ritorno di Steve Jobs alla Apple, all'invio di un rover NASA su Marte e alla nascita del DVD. Ma è anche un anno segnato da due morti che scioccano il mondo: quella di Lady Diana e di Madre Teresa di Calcutta. A Hong Kong si cerca di scongiurare il diffondersi dell'epidemia di Aviaria, e a mezzanotte del 1 luglio 1997 la regione passa dalla sovranità britannica a quella cinese, una svolta brutale che mette fine a uno status di libertà e indipendenza mantenuto per oltre 50 anni. Ilaria Gianni ne discute nella nuova puntata di Radio GAMeC 30 con Linda Chiu-han Lai, accademica, artista, curatrice e storica dell'arte di Hong Kong che trasforma l'arte in critica attiva attraverso video, media interattivi e storia culturale.
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