EDITORIALE

 

Se per le strade di Mumbai vi capitasse di sentire l’espressione Chal Rang De! sinceratevi di essere abbastanza lontani da muri o facciate di palazzi, perché con ogni probabilità qualcuno sta per ricoprirli di vernice… a parte gli scherzi questa espressione in Hindi significa Andiamo a dipingere! ed è anche il nome di un'iniziativa non profit fondata da undici ragazzi che volevano cambiare il volto di Asalpha, uno degli slum più popolosi e più grigi della città. Mumbai è una città dalle molte contraddizioni, un luogo in cui convivono lusso e miseria estremi, grattacieli ultramoderni e baraccopoli senza servizi igienici, fognature, acqua potabile, elettricità e trasporti, ma dove le persone si aiutano e cercano costantemente di migliorare la propria vita. Quando Dedeepya Reddy – una delle fondatrici del gruppo – riesce a trovare uno sponsor che le fornisce pennelli e 400 litri di pittura, non ha altra scelta che chiedere ai residenti il permesso di poter colorare le pareti delle loro case: alcuni accettano ma molti sono scettici, nessuno fino ad allora aveva fatto qualcosa per loro senza chiedere nulla in cambio, e soprattutto non credono che una mano di vernice possa cambiare le cose. Nonostante tutto però, grazie a una campagna online, l’iniziativa raccoglie 1800 domande di partecipazione, coinvolge 750 volontari e 15 street artist che in due weekend trasformano completamente il volto della baraccopoli. Anche se la gente si è lasciata trasportare e ha paragonato Asalpha a Positano sulla Costiera Amalfitana, la verità è che – come dice Dedeepya Reddy – "le persone sono diverse ora. Sono orgogliose e fiduciose. Non solo lo slum è più luminoso, ma anche le persone sono più luminose.” “Non pensavo che un po' di vernice potesse tirarmi su di morale ma ora, camminare in queste strade è meraviglioso", dice Aparna Chaudar, un'abitante dello slum che vive in una casa dipinta di fucsia.

Un esempio decisamente riuscito di urbanistica positiva.

 

In questa centosessantaseiesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata alle istituzioni e ai progetti culturali di cui siamo portavoce, tra i RACCONTI trovate un testo di Alessandra Quattordio, giornalista contributor de Il Corriere della Sera e Artribune, dedicato alla mostra di Steven Holl Half Earth alla galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura di Milano; un testo di Giorgia Basili, contributor di Artribune, sulla mostra The Naked World negli spazi della Galleria Trasformatori di Centrale FIES a Dro (TN); e un estratto dal testo in catalogo a firma del disegnatore Nick Park, della mostra Shaun the Sheep & Friends. The Art of Aardman Exhibition in corso al PAFF! International Musem of Comic Art di Pordenone. Tra i VIDEO, proponiamo un racconto di Monica Preti Direttrice di Pistoia Musei, dedicato all’Arazzo Millefiori, parte della collezione del Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi, e un video di Concrete Jungle, progetto realizzato da Parasite 2.0 con Elia Fornari di Brain Dead e il supporto di M9 Museum, parte dei progetti del Padiglione Italia a cura di Fosbury Architecture alla Biennale Architettura 2023.

Tra gli EXTRA segnaliamo l’ultimo appuntamento di Le Città Del Futuro serie di incontri promossi da Associazione Arte Continua; la mostra Rachel Feinstein in Florence, a cura di Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento di Firenze, e Stefania Rispoli presso Museo Stefano Bardini, Palazzo Medici Riccardi e Museo Marino Marini di Firenze; e le mostre estive dedicate a Dorothea Lange e ai giovani talenti di Futures Photography a CAMERA Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

 

Buona lettura.

Lo staff di Lara Facco P&C

#TeamLara

 

Vi ricordiamo che l’archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com

 

TELESCOPE. Racconti da lontano

Ideato e diretto da Lara Facco

Editoriale e testi a cura di Annalisa Inzana

Ricerca ed editing Camilla Capponi, Alberto Fabbiano, Martina Fornasaro, Marianita Santarossa, Claudia Santrolli, Denise Solenghi, Alessandro Ulleri, Carlotta Verrone, con la collaborazione di Margherita Animelli, Nicolò Fiammetti, Andrea Gardenghi, Anna Pascale, Silvia Pastoricchio, Margherita Villani, Victoria Weston e Marta Zanichelli

 

domenica 23 luglio 2023


RACCONTI

 

 

STEVEN HOLL V/S JOHN CAGE. A Milano una mostra e un concerto, di Alessandra Quattordio

 

Se Steven Holl concepisce le sue architetture come serbatoi di sogni e poesia – si pensi alla Cappella di Sant’Ignazio di Seattle (1997) o al Kiasma Museum of Contemporary Art di Helsinki (1998) –, nel contempo attribuisce all’attività grafica e pittorica valenze metafisiche.

In particolare, l’operato del maestro statunitense si sintonizza sui ritmi della casualità e dell’automatismo – rendendo ragione dell’enigma sempre presente nelle sue opere – grazie al disegno a matita o a inchiostro, quest’ultimo talvolta diluito, quasi cancellato in alcune sue parti, come si può evincere dall’esposizione Half-Earth allestita a Milano presso Antonia Jannone Disegni di Architettura (fino al 28 luglio).

Alle carte che la galleria – non nuova alle opere di Holl – presenta a corollario di progetti architettonici e ambientali come Gran Sasso, Linear City, Phoenix e Dallas, se ne aggiungono dunque altre dall’insolita libertà espressiva: sono le Ink wash paintings, concepite come ricettori di segni di forte elementarità – anelli concatenati fra loro, linee a serpentina, forme ovali come ciottoli –, perturbate però nella netta bicromia del nero e grigio da sbavature che indicano la presenza del fattore-casualità. È la natura stessa a provocarlo e in particolare l’acqua che, lasciata scorrere sulle superfici, diviene “coautrice”. Holl ricorda: “Ho cominciato a esplorare le composizioni con lavatura d’inchiostro intorno al 2004. I primi acquerelli di 10 x 14 pollici li ho realizzati nel mio capanno sul Round Lake a Rhinebeck, da cui prendevo acqua”. Ma l’intensità del rapporto di Holl con il contesto naturale si manifesta soprattutto nei progetti fulcro della mostra. Affascinato dal lavoro svolto dal E.O Wilson sulla biodiversità – fu autore del concetto Half-Earth e propose già negli anni Settanta di destinare metà del pianeta a scenari naturali –, Holl mira infatti a preservare vasti paesaggi grazie a un’architettura ecologica.

Infine, nelle Ink wash paintings è implicito anche il tributo a John Cage, il compositore cui l’architetto è legato da affinità là dove entrambi considerano l’opera – sonora o visiva – frutto della somma di più “voci” che interagiscono in modo spontaneo. E a Cage è stato dedicato a Milano, al cospetto delle opere di Holl, l’evento musicale Omaggio a John Cage, ideato dal musicista e compositore Elio Marchesini. Come nelle Ink wash paintings la casualità dell’interazione tra acqua e inchiostro modella la composizione, così nel concerto è la partecipazione improvvisata del pubblico a generare sonorità come fluida espressione di natura.

 

Crediti: Installation view STEVEN HOLL. Half Earth, Antonia Jannone Disegni di Architettura, 2023, Ph. Max Rommel


 

Il Mondo Nudo di Centrale Fies, di Giorgia Basili

 

Centrale Fies appare all'orizzonte dopo un ponticello: il profilo di un piccolo castello fa strabuzzare gli occhi. Sugli stendardi verticali ora si legge to be, or, not to be; l'anno precedente compariva la scritta this could be the spell… e, in effetti, sembra di essere sotto l'effetto di una stregoneria. Questo luogo, che promuove l'ibridismo artistico, non è un castello medievale, ma una costruzione asburgica, in precedenza adibita a centrale idroelettrica! Si trova nell'area delle Dolomiti, tra il fiume Sarca e le Marocche. Chi avrebbe potuto immaginare che in questa sede, nel paesino di Dro, in provincia di Trento, potesse nascere un centro propulsore di cultura con un programma internazionale all'avanguardia incentrato sulle arti performative?

Fluorescenze fungine, atmosfera lunare, pochi elementi – calibrati nei silenzi – sottili liane che si dipanano dal soffitto, disegnando falci e stelle filanti. È The Naked Word, mostra collettiva di natura performativa, presentata al pian terreno di Centrale Fies, che fino al 31 luglio ospita i lavori di Marco Giordano, Jota Mombaça, Tarek Lakhrissi, Florin Flueras, Alina Popa. L'esposizione, a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna, supportata dalla curatela esecutiva di Maria Chemello, ha un titolo desunto dal saggio The naked word: The trans-corporeal ethics of the protesting body, scritto nel 2010 dalla teorica femminista materialista Stacy Alaimo, che ispirerà anche le prossime mostre in sede, connesse all'iniziativa Live Works. Vediamo perché…

Per Alaimo è fondamentale il concetto di trans-corporeità, descritta come una performance etica della vulnerabilità, la constatazione – ma soprattutto la scelta – di abbracciare la fragilità. Si arriva alla consapevolezza di non essere né invincibili né monadi isolate, bensì particelle di carne in sodalizio – uomo/animale/ambiente – con altre carni. Il corpo nudo non è da leggere come un dato offerto alla visibilità altrui, risulta anzi uno strumento di riscrittura nei confronti di determinate dinamiche di potere e di deflagrazione funzionale: può sciogliere nodi, attivare reazioni e sollecitare nuove attitudini, se esposto nell’ambito di manifestazioni di protesta legate a giustizia ambientale, diritto alla salute e politiche queer. Marco Giordano, artista italiano di base a Glasgow, si ispira a questo concetto nel progetto Our Midst: due tipi di fiori rappresentati a livello scultoreo, che ricordano le meravigliose illustrazioni del biologo ottocentesco Haeckel, e una traccia audio composta da Luke Fowler, registrazione della voce interiore di alcuni vegetali, accolgono un'idea etica che rimette in discussione il paradigma antropocentrico, favorendo una fusione tra le specie.

Sinking could be di Jota Mombaça si concentra sui corpi d'acqua come laghi, fiumi e oceani. Un'enorme installazione, composta da cumuli di sabbia, nasconde "rifiuti", sculture metalliche mutate dall'acqua di cui si è servita in una performance; un richiamo all'idea dell'ortopedia dell'acqua e al suo sfruttamento negativo nel riferimento alla tratta schiavista transatlantica.

I disegni di Alina Pola, coreografa e artista rumena (1982-2019) provengono da un periodo di degenza in ospedale, e riabilitano simbolicamente il corpo malato, evidenziandone la capacità di essere, comunque, strumento d'azione eversiva. Florin Flueras con Collapse Yoga guarda al rapporto tra corpo e architettura. Il suo lavoro, molto politico, riflette su come i regimi – discorsivi, simbolici o visuali – abbiano eroso la matrice affettiva dei nostri corpi. Tarek Lakhrissi propone Spyraling, performance con una danzatrice queer di pole-dance che, partendo dal sex work, enfatizza la libertà d'espressione e la dimensione politica di corpo e piacere. Infine, Unfinished Sentence II, un progetto ispirato a Les Guérillères di Monique Wittig, pensatrice femminista lesbica degli anni Sessanta autrice del saggio cruciale Il pensiero eterosessuale (The Straight Mind): Le guerriere presenta il corpo non conforme, per genere e orientamento sessuale, come spazio di protesta e lotta, sollecitando la messa a punto di strategie di difesa. Lance contundenti si orientano liberamente pendendo dal soffitto, ricordando i mobiles di Alexander Calder, ma l'artista rievoca anche una dimensione pop e le celebri eroine di film e sceneggiati televisivi. Chi non ha sognato di essere spavalda, forte e determinata, magnetica e letale come Buffy L'Ammazzavampiri, o di andare a caccia di chimere e mostri con Xena La Principessa Guerriera?

 

Crediti: Installation view The Naked Word, Centrale Fies 2023, ph. Alessandro Sala


 

Shaun the Sheep & Friends. The Art of Aardman Exhibition. Introduzione di Nick Park*

 

Vi diamo il benvenuto alla mostra Shaun the Sheep & Friends, The Art of Aardman Exhibition, organizzata da Art Ludique-LeMusée e dal Paff! International Museum of Comic Art.

Siamo felicissimi di offrirvi una panoramica sul nostro lavoro e di mostrarvi quanto l’immagine sia centrale in tutto ciò che facciamo. Tengo sempre a portata di mano un album da disegno e scarabocchio in continuazione. È diventata un’abitudine e mi accorgo di farlo senza rendermene conto. Per me è un modo per entrare in contatto con le idee. Disegno spesso mentre ascolto la musica: mi serve per svegliare l’immaginazione e mi aiuta a superare la paura della pagina bianca. È il punto di partenza di tutte le mie storie e i miei personaggi. C’è sempre un momento in cui uno esclama “eureka!“, quando si rende conto che un’idea prenderà forma in un lungometraggio. Una volta trovata l’idea, ogni casella va al posto giusto ma è necessario procedere per gradi, non si può “decidere” di avere un'idea geniale. Disegnare è un modo formidabile per trovare l’idea. Consente di liberare il flusso dei pensieri, lasciandosi andare. A volte disegno e ridisegno la stessa immagine, fino a quando non corrisponde davvero a quello che avevo in mente. Un’idea deve rapirti, spingerti a realizzarla. Dato il tempo che serve per animarla, non può essere realizzata a metà o in modo mediocre, occorre davvero amare quell’idea e volerla proiettare sul grande schermo. L’immagine suggerisce una storia: un film di Hitchcock con un pinguino, o un film d’evasione con delle galline (pare un po’ un cliché dirlo adesso Tutti insieme appassionatamente con delle oche!). Non si tratta solo di avvicinare tra loro un paio di idee, occorre trovare un motivo per il quale metterle in relazione. Il mio lavoro tende a essere un po’ bizzarro. Non mi attira ciò che piace a tutti, voglio lavorare su un’idea con un DNA unico. I miei personaggi si sviluppano attraverso vari bozzetti, e continuo a perfezionarli fino a quando non ritengo che siano compiuti. Poi inizio a lavorare con lo scultore per realizzare prototipi di modelli (è un po’ come fare uno scarabocchio, ma in 3D!) fino a catturare lo spirito del personaggio così come appare nel disegno. Per Una fantastica gita, non avevo i mezzi di cui dispongo oggi, quindi ho utilizzato tutto ciò che avevo a portata di mano; i rivetti sul razzo originale erano piselli secchi (e lo studio in cui lavoravo era infestato di topi che continuavano a mangiarli!). Oggi lavoro con scenografi: io disegno gli elementi di scena e le scenografie principali, ma loro curano i piccoli dettagli.

 

*estratto dal testo nel catalogo della mostra Shaun the Sheep&Friends. The Art of Aardman Exhibition in corso al PAFF! International Museum of Comic Art di Pordenone fino al 24 settembre.

 

Crediti: Paff! International Museum of Comic Art, Pordenone. Installation view, Shaun the Sheep&Friends. The Art of Aardman Exhibition. Photo Gino Nardo


VIDEO

 

200 PIANTE E 20 ANIMALI

 

In questo video Monica Preti, Direttrice di Pistoia Musei, ci introduce nella Sala dell'Arazzo Millefiori del Museo dell'Antico Palazzo dei Vescovi, che prende il nome appunto da una delle opere più affascinanti della sua collezione permanente. Si tratta di un esempio di arazzeria fiamminga di raffinata fattura realizzato all'inizio del XVI secolo; la caratteristica principale di quest'opera è raccontata dal suo nome, millefiori, e dalla presenza tra i ricami di oltre duecento specie botaniche di cui gli studiosi sono stati in grado di riconoscerne venticinque. Accanto alla flora, la fauna è altrettanto ben rappresentata, con la presenza di circa venti animali, che invece comprendono sia specie esistenti sia allegorie fantastiche tipicamente medievali, come un unicorno.

 

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Crediti immagine:© photo Ela Bialkowska, OKNOstudio


UNA GIUNGLA DI CEMENTO AL PADIGLIONE ITALIA

 

Uno dei nove progetti all'interno del Padiglione Italia Spaziale. Ognuno appartiene a tutti gli altri alla 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, a cura di Fosbury Architecture, è Concrete Jungle realizzato da Parasite 2.0 con Elia Fornari di Brain Dead e il supporto di M9 Museum. Una riflessione sul rapporto tra naturale e artificiale, tra uomo e Natura. Concrete Jungle è un ecosistema di supporto alle attività dell'associazione Sgrafa Masegni, che da più di vent'anni, due giorni a settimana, ha trasformato lo spazio all'aperto della Chiesa del Gesù Divino Lavoratore di Marghera, in una palestra per arrampicata, in un luogo di condivisione e scambio dei valori di questo sport. Grazie al progetto Concrete Jungle sono state sostituite le vecchie prese d'arrampicata, e l'esperto tracciatore Marzio Nardi ha disegnato nuovi percorsi con le strutture donate dagli sponsor, che sono state utilizzate per la prima volta durante l'annuale manifestazione Arrampilandia.

 

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Crediti immagine: Ph. MELANIA DALLE GRAVE – DSL STUDIO Padiglione Italia 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia Courtesy of © Fosbury Architecture


EXTRA

 

STASERA ALL'ARGENTARIO

 

Stasera, domenica 23 luglio alle ore 22.00, l'artista Loris Cecchini sarà protagonista dell'ultimo appuntamento de Le Città Del Futuro, la serie di incontri realizzata dall'Associazione Arte Continua nell'ambito della rassegna I Notturni Dell'Arte, progetto dell'Orto Botanico Corsini Monte Argentario. Insieme a Mario Cristiani, Presidente dell'Associazione, Cecchini propone una riflessione sul rapporto tra organico e inorganico e sul passaggio dall'elemento semplice, l'atomo, a una struttura complessa, sulla scorta del recente progetto all'OPC (Osservatorio Polifunzionale del Chianti). Si parlerà del progetto realizzato dall'artista a Prato, e del ruolo dell'arte nell'economia circolare e nella rigenerazione urbana, come veicolo di sensibilizzazione sociale.


UN'AMERICANA A FIRENZE

 

Con lavori che spaziano dalla scultura alla pittura, dalla notevole carica onirica, Rachel Feinstein (Fort Defiance, Arizona, 1971) è una delle artiste contemporanee più interessanti del panorama internazionale.

A lei il Museo Novecento dedica, fino al 18 settembre, il progetto Rachel Feinstein in Florence, una mostra monografica con opere esposte per la prima volta in tre sedi storiche della città: Museo Stefano Bardini, Palazzo Medici Riccardi e Museo Marino Marini. La mostra, a cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli – che è anche la prima monografica dedicata all'artista americana da una istituzione museale italiana – vuole mettere in dialogo le opere dell'artista con il patrimonio dei tre musei fiorentini. Per questo motivo i lavori, molti dei quali realizzati appositamente per l'esposizione, traggono ispirazione dalla tradizione gotica e rinascimentale e da capolavori dei maestri del passato da Donatello a Michelozzo, fino alle sculture di Marino Marini.

 

Crediti: Rachel Feinstein in Florence. Installation view Museo Marino Marini, 2023. ©photo Ela Bialkowska OKNO studio. Courtesy Museo Novecento, Firenze


UN'ESTATE DI FOTOGRAFIA

 

Fino all'8 ottobre negli spazi di CAMERA Centro Italiano per la Fotografia di Torino si tengono una grande mostra dedicata a Dorothea Lange, uno dei pilastri della fotografia documentaria del Novecento, e quella dei sei giovani talenti di Futures Photography, il programma europeo di promozione e valorizzazione degli artisti emergenti in cui CAMERA rappresenta l'Italia. Se nella mostra della Lange (Hoboken, 1895 – San Francisco, 1965), a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi, troviamo 200 immagini realizzate tra gli anni Trenta e Quaranta che raccontano il picco assoluto di una fotografa definita da John Szarkowski "per scelta un'osservatrice sociale e per istinto un'artista", capace come pochi di raccontare gli eventi epocali che modificarono l'assetto economico e sociale degli Stati Uniti, la collettiva FUTURES 2023: nuove narrative a cura di Giangavino Pazzola esplora attraverso 50 scatti dei giovani autori coinvolti, il tema della rappresentazione visiva della contemporaneità.

 

Crediti: Installation views della mostra "Dorothea Lange. Racconti di vita e lavoro" a CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia. Fotografie di Andrea Guermani


 

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