EDITORIALE
“Se posso lavorare con una piastra per waffle, perchè non posso farlo anche con il corpo umano? Ne ho uno e sta a me decidere cosa voglio farne, se mi ci voglio divertire e giocarci”. Sembra una frase paradossale ma non per Pippa Garner – nata Philip Garner nel 1942 a Evanston in Illinois – che a partire dagli anni Ottanta ha letteralmente hackerato il suo corpo, come fosse una delle sue centinaia di invenzioni apparentemente assurde. Pattini a rotelle con i tacchi alti, un ombrello di foglie di palma, una doccia in lattina, la Backwards Car (1974) – una Chevy del '59 con il telaio montato al contrario – con la quale, sul Golden Gate Bridge di San Francisco, diede l’illusione di viaggiare nella direzione sbagliata: le invenzioni di Garner hanno a che fare non solo con una lunghissima tradizione Surrealista, ma anche con una feroce critica alla società dei consumi, ai mass media, a una politica anti-ecologica guidata dall’obsolescenza programmata. La sua costante reinvenzione degli oggetti nasce, infatti, anche come tentativo di dare loro una seconda vita, sabotando idealmente il ciclo consumistico di cui fanno parte: una sensibilità che, se oggi sembra normale, di certo lo era molto meno alla fine degli anni Settanta, come la sua resistenza alla classificazione di genere. Garner descrive la scelta di hackerare la sua identità sessuale come un’illuminazione: pur non essendosi mai sentita nel “corpo sbagliato”, l’idea di giocare con il suo, facendone una forma d’arte, l’affascinava profondamente. Compra estrogeni al mercato nero ma capisce che non è abbastanza, allora decide di farsi il seno ma non ha soldi: la vendita di una stampa del suo amico Ed Ruscha nel 1988 gli fornisce esattamente la cifra necessaria. Per lei è un segno. Oggi che abbiamo termini come non binario, genderqueer e transgender è facile comprendere Garner, che invece, negli anni Ottanta, Novanta e all’inizio dei 2000, è stata spesso fraintesa, isolata, allontanata dal mondo dell’arte. La sua riscoperta, resa possibile dall’evoluzione culturale, una nuova coscienza queer e femminista, l’eliminazione delle distinzioni tra mezzi e campi artistici, internet e i social media, ha portato una nuova generazione di artisti e curatori a comprendere intuitivamente la pratica giocosa, l’interdisciplinarità, e la fluidità di Garner, rendendo giustizia all'artista ottantenne e alla sua carriera cinquantennale. Non è mai troppo tardi per un’avanguardista!
In questa duecentottesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata alle istituzioni e ai progetti culturali di cui siamo portavoce, tra i RACCONTI trovate un contributo di Mariasole Garacci, storica dell’arte e contributor di MicroMega, Artribune ed Exibart, dedicato all’esposizione alla Galleria Borghese di Roma del dipinto Donna in cucina con Cena in Emmaus di Diego Rodrigo de Silva y Vélasquez; un testo di Cristina Masturzo, firma di Artribune e docente al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA Milano, dedicato al rapporto tra Gio Ponti e Richard-Ginori nel contesto della mostra Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967. Oltre duecento opere dell’inventore del Made in Italy al Museo Internazionale della Ceramica in Faenza – MIC; un estratto dal testo critico del curatore Luca Cerizza all’interno della guida dedicata al progetto Due qui / To Hear di Massimo Bartolini per il Padiglione Italia alla 60° edizione della Biennale Arte di Venezia. Tra i VIDEO un reel che racconta il backstage del progetto COSMIC TRACES dell’artista peruviano Roberto Huarcaya, protagonista del Padiglione del Perù alla 60° edizione della Biennale Arte di Venezia; e un teaser dedicato al nuovo appuntamento di garage BENTIVOGLIO con la celebre libreria Carlton di Ettore Sottsass. Gli EXTRA comprendono: Avventure dello spazio sacro. Criticità e nuove sfide il convegno organizzato a Roma da Accademia Nazionale di San Luca e Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon; l’incontro con Patty Pravo parte di ORIZZONTE. Parole, immagini e musica per edificare il futuro, programma di appuntamenti culturali alla Fondazione Arnaldo Pomodoro a cura del cantautore Giovanni Caccamo; e Memorie sonore, il laboratorio di Vacuamoenia parte del programma collaterale della mostra Ersilia. Praticare l'Altrove al MACTE di Termoli.
Buona lettura! Lo staff di Lara Facco P&C #TeamLara
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TELESCOPE. Racconti da lontano Ideato e diretto da Lara Facco Editoriale e testi a cura di Annalisa Inzana Ricerca ed editing Stefania Arcari, Camilla Capponi, Alberto Fabbiano, Andrea Gardenghi, Marianita Santarossa, Claudia Santrolli, Denise Solenghi, Alessandro Ulleri, Margherita Villani, Marta Zanichelli, con la collaborazione di Margherita Animelli, Michela Colombo, Rossella De Toma, Nicolò Fiammetti, Clara Fornaciari, Sofia Gemelli, Agata Miserere e Alessandra Nervini.
domenica 19 maggio 2024 RACCONTI
Miracoloso quotidiano. Sacro e artificio in un quadro di Vélasquez in prestito alla Galleria Borghese, di Mariasole Garacci
Una giovanissima domestica – che possiamo presumere sia giunta in casa ancora bambina attraverso la tratta atlantica degli schiavi, vittima di quello che negli studi decoloniali odierni viene definito black holocaust o maafa (“grande tragedia” in swahili) – sta attendendo alle sue faccende in una spoglia cucina, davanti a un tavolo di legno su cui sono poggiate semplici stoviglie di terracotta e rame, qualche testa d’aglio, uno strofinaccio forse appena usato per pulire lo scabro ripiano, e un mortaio. Sta afferrando una brocca, forse di vino, da servire a tavola; ma dalla stanza alle sue spalle, dove cenano gli ospiti, qualcosa sembra richiamare la sua attenzione, e lei volge leggermente la testa e l’orecchio verso un avvenimento che non sembra comprendere del tutto, la cui importanza la attrae e coinvolge. Nel riquadro che si apre dietro di lei mostrando la scena in secondo piano, Gesù siede a una tavola apparecchiata solo di una tovaglia bianca – come un semplice altare paleocristiano – e benedice il pane con la mano destra. È l’episodio biblico della cena in Emmaus (Luca 24, 13-35), quando dopo la crocifissione di Cristo e dopo aver trovato il sepolcro del loro maestro vuoto, gli apostoli sono sconvolti, increduli, forse delusi, e non riescono a riconoscerlo nel viandante che cammina al loro fianco sulla strada per un villaggio poco lontano da Gerusalemme: solo quando, a tavola con loro, benedice e spezza il pane, i loro occhi possono finalmente vederlo. Con un espediente tipico della pittura fiamminga e, attraverso Pieter Aertsen, iberica, la miracolosità del momento viene rappresentata indirettamente, da lontano, conducendo la trascendenza nell’immanenza del quotidiano attraverso una finestra o apertura prospettica. Victor Stoichita [1] citò, come possibile fonte di questo tipo di figurazione, un’esortazione di Santa Teresa alle sue consorelle: “Vi mettesse pure in cucina, il Signore verrebbe ad aiutarvi, interiormente ed esteriormente, anche là fra le pentole: siatene persuase”: tutti, indipendentemente dalla propria condizione, possono essere raggiunti e toccati dalla salvezza e dall'intelligenza delle cose dello spirito. E tale raddoppiamento ipertestuale è particolarmente efficace e letterale nel dipinto appena descritto, cui oggi viene dato il titolo Donna in cucina con Cena in Emmaus, proveniente dalla National Gallery of Ireland di Dublino e in mostra fino al 23 giugno alla Galleria Borghese nella Sala del Sileno, accanto alle opere di Caravaggio. Si tratta di una delle opere più precoci di Diego Rodrigo de Silva y Vélasquez (1599-1660), realizzato circa dieci anni prima di un soggiorno romano del 1629 (cui seguirà quello del periodo 1649-51) in cui egli avrà modo di studiare il maestro lombardo e i tesori dell’Urbe pontificia. Se, dunque, non è possibile stabilire un diretto legame tra questa rappresentazione popolare del racconto sacro e le novità caravaggesche, è certamente curioso confrontare i due maestri in una fase precedente il loro incontro virtuale, ritrovando in entrambi l’ambientazione di alti contenuti religiosi e morali in ambienti modesti, dimessi, e l’atmosfera di un’incursione del prodigioso nella solitudine più prosaica.
[1] Victor Stoichita, L’invenzione del quadro. Arte, artefici e artifici nella pittura europea, Il Saggiatore, 1998, p. 28
Crediti: Un Velazquez in Galleria. Installation view. Ph A. Novelli Credits Galleria Borghese
Tradizione antica e design contemporaneo. Gio Ponti e Richard-Ginori, di Cristina Masturzo*
Negli Anni Venti del Novecento la Richard-Ginori è un’industria e una firma più che affermata. Dagli inizi sul Naviglio Grande di Milano, non lontano dalla chiesetta viscontea di San Cristoforo dove, intorno alla manifattura di ceramica, è sorto un intero borgo produttivo – con tanto di case per gli operai e di scuole per i loro figli – e dopo l’acquisizione nel 1896 della manifattura Ginori di Doccia, nel 1921 i Richard incontrano Gio Ponti. È un giovane architetto, si è laureato solo due anni prima a quello che sarà poi il Politecnico di Milano, ma l’architettura gli sta stretta, e lo sarà sempre, irrequieto come è davanti agli steccati disciplinari, ai confini del progetto. Proprio da quell’incontro prende avvio una stagione straordinaria di sperimentazione e rinnovamento, per la Richard-Ginori e per Gio Ponti, che ne sarà il direttore artistico dal 1923 al 1933, in un apice di felice creatività applicata alla ceramica, tra respiro artistico e produzione industriale, che sarà determinante per il progetto italiano a venire. Il design di Ponti, che tanta della creatività moderna ispirerà, atterra in questo frangente e nel medium ceramico in forme antiche – le ciste e le urne o i vasi ovali – e le declina in motivi grafici e ironici, in azzurri polverosi e sontuosi blu, brillanti verdi e gialli, con il bianco latte o l’oro. La tradizione antica, quella etrusca e romana soprattutto, è però qui ripresa e rivitalizzata attraverso un fare tutto contemporaneo: nell’arco di un decennio o poco più, Ponti, e con lui una rete di artisti, disegnatori e modellatori che chiamerà a misurarsi con quel medium, antico e nuovissimo, rilegge il repertorio storico della manifattura Richard-Ginori. E apre a una quantità infinita di possibilità per la progettazione tutta, in uno stato di grazia che accorda motivi, “famiglie” e serie al gusto tutto moderno di anni impetuosi e fecondi, pieni di un mondo sempre più grande e internazionale. Il design industriale di Gio Ponti prende corpo nella ceramica ma, più ampiamente, si fa luogo e leva di soluzioni estetiche e funzionali nuove che rispondono alla visione dell’abitare e al vivere della modernità. E inizia a orientare la produzione di tutti quegli oggetti che, ancora oggi, sono gli strumenti con cui ci appropriamo in modo effettivo e affettivo di uno spazio, di un tempo, e attraverso i quali proviamo ad addomesticare il mondo esterno a partire da quello interno che abitiamo.
*fino al 13 ottobre 2024, il Museo Internazionale della Ceramica in Faenza – MIC ospita la mostra Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967. Oltre duecento opere dell’inventore del Made in Italy a cura di Stefania Cretella.
Crediti: Courtesy Museo Ginori
Ascolto come incontro, di Luca Cerizza*
Ascoltiamo per poter interpretare il nostro mondo e fare esperienza del significato (Pauline Oliveros)
Giocando sull’assonanza tra “Two here” (due qui) e “To hear” (sentire/udire), il titolo del progetto suggerisce come udire, e ancor meglio ascoltare, sia una forma di attenzione verso l’altro. Il paradigma acustico va inteso qui come esperienza fisica ma anche come metafora, invito all’attenzione, all’ascolto dell’altro, sia esso un essere umano, un elemento macchinico, una forma naturale. Se, per Massimo Bartolini, l’arte è un percorso di conoscenza, il progetto suggerisce che “prestare ascolto” possa essere uno strumento per il miglioramento di se stessi all’interno della comunità del mondo. Due qui / To Hear è la forma più estesa di una pratica collaborativa usata con frequenza da Bartolini, che coinvolge una pluralità di figure di ambiti diversi all’interno del suo lavoro. Le capacità e i linguaggi di musiciste e musicisti (Caterina Barbieri, Gavin Bryars, KaliMalone), scrittrici e scrittori (Nicoletta Costa, Tiziano Scarpa) e tecnici (ingegneri, organari, artigiani), contribuiscono a definire il progetto artistico e curatoriale nella sua complessità come una polifonia di molte voci. Attraverso opere scultoree, installative, sonore e performative, in una varietà che è tipica della pratica dell’artista, il progetto mira a creare una situazione esperienziale. Chi visita il Padiglione Italia può fruire di un doppio accesso – sia dalla Tesa che dal Giardino – e attraversa tre aree modellate su diverse forme di movimento e pausa, di esperienze acustiche e spazi di incontro. Tutti gli interventi rispondono alle caratteristiche fisiche degli spazi espositivi senza adottare alcuna forma di display. Come spesso avviene nell’opera di Bartolini, il progetto è strutturato su alcuni principi contrastanti a formare un percorso potenzialmente circolare. Se le due estremità presentano grandi vuoti riempiti da sonorità per loro natura molto diverse, lo spazio principale è occupato quasi totalmente da una grande installazione labirintica che si estende in larghezza e altezza (Due qui, 2024). Se le opere alle due estremità si riferiscono a forme diverse di staticità e di apparente non-azione (Pensive Bodhisattva on A Flate e A veces ya no puedo moverme, entrambe 2024), la Tesa più grande è trasformata, invece, in uno spazio attraversabile in tempi e direzioni diverse, quasi a incoraggiare una forma di esplorazione e di ricerca.
*estratto dal testo introduttivo nel catalogo del progetto espositivo Due qui / To Hear di Massimo Bartolini, curato da Luca Cerizza e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per il Padiglione Italia alla 60° edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, in corso fino al 24 novembre 2024.
Crediti: Installation view, Due qui / To Hear, Padiglione Italia alla 60.Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia Foto © Agostino Osio per AltoPiano VIDEO
Un'opera cosmica
Questo bellissimo video racconta la realizzazione del progetto COSMIC TRACES dell'artista peruviano Roberto Huarcaya protagonista del Padiglione del Perù alla 60° edizione della Biennale Arte di Venezia. La mostra, curata da Alejandro León Cannock affiancato da Joan Fontcuberta, Andrea Jösch e Amanda Antunes, presenta un fotogramma monumentale realizzato dall'artista nel cuore della foresta amazzonica, all'interno del Parco Nazionale Bahuaja Sonene, immerso nella giungla peruviana della Riserva Nazionale di Tambopata. Huarcaya ha dispiegato un rotolo di carta fotosensibile lungo 30 metri sotto una palma abbattuta, con l'intenzione di impressionarlo usando luci artificiali: durante la notte però, lo scoppio improvviso di un temporale è subentrato al set fotografico, permettendo alla luce naturale dei fulmini di impressionare il supporto. Il fotogramma è stato poi sviluppato in una camera oscura nella foresta, utilizzando l'acqua dei fiumi vicini. Una straordinaria opera visiva, che nell'allestimento veneziano si completa con una scultura di Antonio Pareja e una composizione sonora per pianoforte di Mariano Zuzunaga.
Crediti immagine: Cosmic Traces by Roberto Huarcaya Inconfondibile
Fino al 25 maggio la vetrina d’arte su strada (via del Borgo di San Pietro 3A, Bologna) di garage BENTIVOGLIO ospita un pezzo di design della collezione permanente di Palazzo Bentivoglio: la miniatura della celebre libreria Carlton di Ettore Sottsass, dimostrazione di come un oggetto non debba essere necessariamente serio e complesso ma possa attingere a forme giocose, colori sgargianti, materiali economici e contestualmente affermare il proprio valore autoriale e stilistico. Il mitico gruppo Memphis – collettivo di design e architettura fondato da Sottsass con Michele De Lucchi, Martine Bedin, Aldo Cibic, Matteo Thun e Marco Zanini – presenta la Carlton al Salone del Mobile di Milano del 1981. La sua forma antropomorfa non passa inosservata, ottenendo sia un immediato successo che numerose critiche per la forza dirompente del progetto e le sue ambizioni. La combinazione di legno e laminato plastico, su una base decorata con laminato Bacterio – inconfondibile pattern disegnato da Sottsass riproducendo dei batteri visti al microscopio – ha reso la Carlton un esempio assoluto di uso di materiali moderni nel campo del design.
Crediti immagine: Palazzo Bentivoglio EXTRA
Avventure dello spazio sacro
Si intitola proprio Avventure dello spazio sacro. Criticità e nuove sfide il convegno ospitato giovedì 23 maggio nella Chiesa dei Santi Luca e Martina in via della Curia 2 (via dei Fori Imperiali) a Roma: un’iniziativa di Accademia Nazionale di San Luca e Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, organizzata con il supporto della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali (MiC), che offre spunti di riflessione sullo sviluppo dell’architettura e delle arti visive contemporanee negli edifici di culto. Il convegno racconta la vitalità delle costruzioni ecclesiali realizzate dalla seconda metà del Novecento e il loro significato nella cultura progettuale, lo scollamento tra la Chiesa e il fare artistico, ma ipotizza anche ciò che potrebbe accadere in futuro nell’edilizia religiosa. Introdotti da Pio Baldi, Presidente della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, Francesco Cellini, Vicepresidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, e Alice Militello, curatrice della collezione dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, i relatori – Stefano Arienti, Carolyn Christov-Bakargiev, Enzo Cucchi, Andrea Dall’Asta, Yvonne Dohna Schlobitten, Luca Franceschini, Andrea Longhi, Maria Vittoria Marini Clarelli, Guendalina Salimei, Benedetta Tagliabue, Giuliano Zanchi e Paolo Zermani – con le loro riflessioni ed esperienze contribuiranno attivamente al dibattito sui luoghi sacri. L'ingresso è libero, ma è gradita la registrazione: per partecipare registrati qui.
Patty Pravo e Arnaldo Pomodoro
"Quando torno a casa amo godermi i tanti dischi raccolti in una vita – Racconta Arnaldo Pomodoro – [...] Io non leggo la musica, ma ci sono interpretazioni che mi emozionano più di altre: anche nella musica ci vuole una piccola dose di follia per osare. Ed è quella che accomuna noi scultori ai musicisti". Con ORIZZONTE. Parole, immagini e musica per edificare il futuro, programma di incontri di Fondazione Arnaldo Pomodoro a cura del cantautore Giovanni Caccamo, lo studio del Maestro ospita appuntamenti culturali di varia natura, conversazioni intime in cui i protagonisti raccontano al pubblico aspetti meno noti del loro lavoro impreziositi da piccole performance live. Giovedì 23 maggio alle 19.30 sarà protagonista un'icona assoluta della musica italiana come Patty Pravo, occasione che sottolinea ulteriormente la vocazione della Fondazione ad essere sempre più un laboratorio culturale aperto, capace di diffondere l'arte in tutte le sue forme al più ampio pubblico possibile. Passeggiata sonora con vacuamoenia
Il MACTE presenta l'ultima attivazione della mostra Ersilia. Praticare l'Altrove, a cura di Alice Labor e Ginevra Ludovici, sabato 25 maggio dalle ore 15.00 alle 19.00 con Memorie sonore, il laboratorio di VacuaMoenia. Questo duo artistico, di base a Palermo, è formato da Pietro Bonanno e Fabio R. Lattuca, e dal 2013 segue un progetto di ricerca indipendente e interdisciplinare che si muove tra ecologia acustica, storia del paesaggio e valore memoriale degli archivi. Il laboratorio si focalizza sul ruolo che il paesaggio sonoro esercita sulla percezione della realtà e del tempo, invitando i partecipanti a raccontare un luogo di Termoli partendo dalle sue coordinate sonore, e creando una mappa di suoni. Questa mappa consentirà la creazione di un itinerario per una passeggiata sonora fatta di diverse tappe, da attraversare dai partecipanti guidati da VacuaMoenia. Prenotazione entro il 22 maggio scrivendo a info@fondazionemacte.com o telefonando al numero 0875.808025 (5 euro a persona, fino a esaurimento posti).
Crediti: Beatrice Celli, Festa Macabradabra, 2024 - foto © Gianluca Di Ioia Sei un giornalista, un critico, un curatore? Vuoi contribuire con un tuo scritto a una delle prossime edizioni di TELESCOPE? Scrivici su telescope@larafacco.com
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